Un amore trasversale, dal pop al jazz. Kate Worker si racconta

La famiglia come primo gancio al mondo della musica, la città di Birmingham come nido per gli esordi da cantante, il jazz come amore scoperto attraverso la sbocciata maturità e la consapevolezza di se stessi: questi alcuni dei nodi che segnano il filo della vita artistica di Kate Worker che parla di sé a Livemusicnews.

L’amore per la musica si instaura nell’anima di Kate Worker quando era appena una bambina. Kate, infatti, cresce in un ambiente in cui tutti i componenti familiari condividono lo stesso interesse artistico, soprattutto il padre che predilige il canto.

Compiuta la maggiore età Kate, grazie alle amicizie adolescenziali, riesce a svelare il suo talento come cantante il pop-rock. “Ho iniziato a mettermi in gioco con il canto intorno ai vent’anni, più o meno. Avevo una tribute band di Alanis Morisette – ricorda Kate con il sorriso sulle labbra – e ho continuato a dedicarmi al rock fino alla mia partenza verso il Regno Unito”.

Dalla sua Palermo, città natale, alla metropolitana Birmingham il salto c’è, si vede e si sente. Kate vive in Inghilterra per circa quattro anni e immediatamente percepisce quanto l’aria musicale fosse completamente diversa: “In questo Paese la musica si vive moltissimo. Gli artisti non subiscono pregiudizi sul performing e non viene loro imposto nessun limite, soprattutto di età. Mi ha insegnato tanto, è in questo contesto che ho coltivato i mie live e preso confidenza con il palco”.

Tornata in terra sicula, in occasione del Soul Music 2000, Kate realizza degli inediti con Maurizio Curcio e Davide Chiarello, scritti da lei in lingua inglese. Ma come spesso accade, le esperienze più belle e più forti della vita accadono per caso. Ed è per caso che Kate comincia ad ascoltare con interesse lo standard jazz. Scopre questo mondo tanto affascinante quanto denso spinta dalla curiosità verso artisti moderni del settore, in particolare la canadese Diana Krall. La passione verso il jazz cresce giornalmente e Kate decide di iscriversi al prestigioso Brass Group, il progetto musicale fondato nel 1974 a Palermo dal pianista Ignazio Garsia e attualmente una delle realtà jazz maggiori a livello nazionale. Qui Kate inizia a studiare ad ali basse, con l’umiltà che la caratterizza e senza immaginare che avrebbe investito da lì a breve gran parte della sua vita in questo ambito musicale. “All’inizio credevo di non essere adatta. Ma i miei amici insistevano, mi sentivano cantare e riconoscevano quanto in realtà la mia voce calzasse a pennello nei panni di una jazzista. Presa fiducia in me stessa mi sono lasciata andare e tutto il mio tempo era dedicato al jazz”. Oggi Kate studia al Brass vicino ad eccellenti artisti come il trombettista Vito Giordano e la cantante Carmen Avellone.

Così Kate inizia a collezionare collaborazioni ricordando Michele Mazzola, Giuseppe Preiti e Daniel Bellina. A queste si aggiungono importanti traguardi come la vittoria al My Way Festival di Lercara Friddi, raggiunta dalla tenacia di chi crede fortemente nei propri sogni e dai sacrifici di una vita piena di sfide. “Io lavoro in un call center e devo seguire dei turni. – racconta Kate –  Con grossa fatica alterno lavoro e studio e anche il giorno del concorso ho fatto i salti mortali per potermi esibire. Vincere è stato un onore ed un’enorme soddisfazione. Il primo posto raggiunto in questo Festival mi ha dato accesso al Jazzit Fest 2017. Si tratta di una bella rassegna musicale con respiro europeo, realizzata dalla rivista specializzata Jazzit”.

Nonostante l’associazione possa apparentemente creare cortocircuito, Kate Worker ricorda con orgoglio i suoi primi passi nella musica pop-rock e le strade che ha percorso quando era soltanto all’inizio della carriera. Svela la cantante: “Io pensavo di essere penalizzata dal mio background nella mia esecuzione jazzistica. Oggi mi rendo conto che, invece, questa è la mia forza. La musica è specchio di ciò che si è ma quello che siamo è, a sua volta, riflesso di quello che siamo stati. Il mio passato mi arricchisce e mi caratterizza. Nel mio suono, nelle mie interpretazioni, nelle mie scelte stilistiche, nelle mie sonorità, porto il gusto e le atmosfere del mio passato. Tutto dipende da quello che hai dentro, dai colori visti, dagli odori sentiti. Come i giovani jazzisti del Nord-Europa portano dentro i brani la nebbia e la poesia delle loro terre, così, quando io interpreto un pezzo, non posso fare a meno di inserirci il mio stile inglese”.

Attualmente, con tanto orgoglio e tanta felicità, Kate Worker collabora in un duo piano-voce con Riccardo Randisi, pianista dell’orchestra Jazz Siciliana e uno tra i più virtuosi musicisti del panorama nazionale. Si tratta di un progetto con finalità live che onora Kate e che la rende libera di esprimere totalmente se stessa. “L’interesse di Riccardo verso la musica in generale mi sta regalando il privilegio di poter arrangiare una serie di repertori che appartengono al mio background personale e che posso riarrangiare con lui in chiave jazz. Grazie a questa fortunata collaborazione,- conclude Kate- riesco a mettere in risalto la parte autentica di me, mi sento totalmente rappresentata. È un progetto molto originale”.

 

Elena D’Angelo

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