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ORIANA CIVILE IN “UN MATRIMONIO INFELICE” DI ROSA BALISTRERI

Oriana Civile non si smentisce e prosegue il suo ciclo di concerti dal forte contenuto patemico ed etico. L’otto marzo, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, l’interprete siciliana porterà in scena al Teatro Ditirammu di Palermo “Un matrimonio infelice” della mai dimenticata Rosa Balisteri. A partire dalle 21 verrà cantato e raccontato il l’ingiusto dramma della Famiglia Balisteri che ha coinvolto in prima persona Maria, sorella di Rosa.

Sul palco del Ditirammu Civile, con il suo coraggio e il suo forte senso civico, metterà in scena un tema oggi come ieri drammatico ed urgente: le violenze e gli omicidi all’interno del nucleo familiare. Per farlo userà la “voce della Sicilia proletaria” di Rosa Balistreri e la sua opera Un matrimonio infelice. Verrà raccontata la vicenda di Maria, sorella della stessa Rosa, brutalmente uccisa a coltellate dal marito Angelo, uomo violento e dedito al gioco. Come ogni opera di Balistreri, Un matrimonio infelice è una cantata piena di sentimento, di pathos e di dolore per una vicenda tragica che ha segnato un’intera famiglia.

L’obiettivo di Oriana Civile è denunciare affinché episodi di tale violenza ed efferatezza non abbiano a ripetersi mai più. Per lei, portare in scena questo spettacolo è anche un invito a celebrare questa ricorrenza più che a festeggiarla, ricordando che tra gli scopi di questa giornata non ci sono di certo il consumismo e la glorificazione di finte libertà. Oriana, più volte definita “erede di Rosa Balistreri”, vuole lanciare un messaggio forte a tutte le donne che subiscono anche il più piccolo sopruso, puntando l’attenzione su quell’autodeterminazione che sembra impossibile da raggiungere quando si vive “schiavi” di qualcuno, specie di chi si ama profondamente. E aggiunge che “l’indifferenza è colpevole tanto quanto la mano materialmente assassina”.

Questo sarà lo spettacolo di Oriana che, con la sua indiscussa bravura, tratterà un tema così delicato con eleganza e semplicità, cogliendo in pieno l’invito che la grande cantatrice del Sud ha lasciato a tutti nel suo testamento musicale: “Quann’iu moru cantati li me canti; nun li scurdati, cantatili pi l’antri”.