Nicola Giammarinaro, maestro siciliano di clarinetto

Nicola Giammarinaro manifesta da bambino la sua passione per la musica e subito si dimostra un eccezionale talento. Il suo primo strumento, infatti, fu una tastiera Bontempi costituita dai tasti tradizionali e da altri che riproducevano gli accordi di tonica e di dominante, suonata ad orecchio in modo straordinariamente naturale. Ma l’amore tra Nicola e la musica scoppia definitivamente con un tenero regalo da padre a figlio: un “quartino”, un clarinetto dalle dimensioni inferiori rispetto allo standard dato che le sue piccole dita non riuscivano a coprire tutta la tastiera del clarinetto classico.

Era soltanto un bambino di 4 anni quando il nonno lo accompagnava alle prove della banda del paese, tenute in una vecchia casetta a pochi passi dalla sua abitazione di Trapani. “Io pretendevo di suonare con loro e così mi facevo dare da mia mamma i coperchi delle pentole per emulare “u piattinaru”, oppure, per emulare la grancassa, un bidone di plastica e u “murtaru”, l’attrezzo utilizzato per pestare l’aglio e fare il pesto alla trapanese”. All’età di 9 anni inizia a suonare con alcune orchestre di musica da ballo grazie alle quali incrementa moltissimo le sue capacità tecniche legate all’utilizzo dello strumento: suona, infatti, col clarinetto in sib tutta la musica di Casadei scritta per clarinetto in do.

I gusti musicali di Nicola Giammarinaro sono vari e diversificati: passa dall’ascolto di Puccini, Louis Amstrong, Bacarach, Kenny Werner ai The Fringe il cui leader, George Garzone, è uno dei suoi idoli, incontrato personalmente e del quale ha un ricordo emozionante e sorprendente. “Quando conobbi George Garzone era docente alla Berklee. Ricordo che dopo aver mangiato un ottimo cous cous imbracciò il mio clarinetto e suonò una vecchia mazurca siciliana che io conoscevo fin da bambino. Rimasi sorpreso dal fatto che un musicista di quel livello conoscesse quel brano e lui mi rispose che era un brano che gli suonava sempre suo nonno che era di origini calabresi. Evidentemente la distanza che separa noi meridionali e l’America in fatto di musica non è così grande e il legame tra quello che siamo stati ed il jazz credo sia molto stretto”.

Le sue fonti di ispirazione sono grandi artisti come Frank Sinatra, Benny Goodman, Artie Shaw, Count Basie, Duke Ellington, Buddy De Franco, Eddie Daniels e l’italiano Henghel Gualdi. Ma, sicuramente, la sua principale influenza musicale è il jazz. L’incontro con il jazz avviene attraverso i musicisti marsalesi Michele Pantaleo, Giacomo Bertuglia e Lilly Rosolia con cui tiene straordinarie jam session. Successivamente Claudio Lo Cascio decide di inserirlo nella sua big band di Palermo come 1° sax tenore ed inizia a collaborare con la Big Band del Brass Group, ma, soprattutto come clarinettista, ha l’opportunità di suonare con il maestro Enzo Randisi con il quale riproporre tutta la musica di Goodman insieme a Giovanni Mazzarino, Gianni Cavallaro e Giorgio Rosciglione. Quello è un periodo roseo e fortunato, in cui Nicola suona vicino a grandi artisti italiani ed internazionali come Giorgia, Gianni Basso, Sal Genovese, Gianni Bedori, Lino Patruno, Romano Mussolini, Ettore Fioravanti, Enrico Intra, Gianni Sanjust, Bruno Longhi, Pete Rugolo, Natalie Cole, Lester Bowie, Dusko Gojcovich, Clark Terry, Steve Lacy.

In qualità di orchestrale ha collaborato con la Reinhardt Jazz studio Orchestra, l’Orchestra del Brass Group di Palermo, la Zetema jazz Orchestra di Matera e l’Orchestra di musica contemporanea di Palermo. Nel corso della sua carriera sono stati tanti i traguardi raggiunti: ha fondato la Trapani Jazz Orchestra, ha inciso per la Map il disco “Bouble face” con Michele Pantaleo, Giuseppe Costa e Vincenzo Lanzo ed è stato cofondatore insieme a Gianni Genovese dei Sicilia Jazz Street Parade. Tra le sue collaborazioni ricorda lavori con Giovanni Mazzarino, Francesco Buzzurro, Giuseppe Milici, Gaetano Randazzo, Fabrizio Pezzino, Mauro Carpi, Davide Inguaggiato, Gabriele Lo Monte, Anita Vitale, Paolo Passalacqua, Calogero Marrali, Giuseppe Santoro, Giuseppe Salerno, Roberto Brusca, Franco Giannola, Giovanni Genovese, Tommaso Angileri, Totò Pizzurro, Loredana Melodia, Alberto Anguzza, Pietro Adragna.

Recentemente ospitato al 6° festival Europeo del clarinetto a Camerino, dove ha suonato con Gabriele Mirabassi e Bepi D’Amato, attualmente è impegnato nell’attività di free lance ed è molto legato al suo quartetto con il quale suona i classici jazz per clarinetto. Ha in cantiere il progetto “i classici in jazz”: come anticipa il nome, l’idea è quella di riprendere alcuni brani della tradizione classica come capriccio XXIV di Paganini, l’intermezzo dalla Cavalleria Rusticana di Mascagni o “Maria” di Bernstein e rivisitarli in chiave jazz, con ampi spazi per l’improvvisazione. Inoltre collabora con il cantautore italo francese Gianfranco Buffa e con il fisarmonicista Roberto Gervasi, con il quale suona in duo e in quintetto e ha in programma la realizzazione di un CD.

Proprio con Roberto Gervasi  e il chitarrista francese Yannis Constans suonerà in Francia il prossimo aprile in occasione di un importantissimo Festival di Jazz manouche.

 

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