Quando la musica diventa linfa vitale, verità contro le apparenze. La storia di Valerio Rizzo

Questa è la storia di un ragazzo ventiquattrenne lontano dalla standardizzazione che spesso cataloga i suoi coetanei. È la storia di un’anima profondamente sensibile, una mente curiosa, brillante e del tutto fuori dagli schemi, un artista follemente innamorato del pianoforte. È la storia di un talento che ha riconosciuto nella musica la ragione della propria esistenza. Questa è la storia di Valerio Rizzo.

Ascoltare un’esibizione di Valerio Rizzo è un’esperienza più unica che rara. Il suo talento si rivela chiaramente ogni qual volta le sue dita, poggiatesi sul pianoforte, creano una melodia. Volendoci confidare il suo incontro con la musica, preferisce partire da un esempio legato alla sua famiglia. Racconta la sua storia con voce dolce e dal tono basso ed educato, concentrandosi per mettere a fuoco ogni ricordo che la sua mente gli concede. “Io faccio parte – dice-  dei “figli d’arte, ma non troppo”. Mio padre ha sempre suonato il pianoforte e la fisarmonica e i miei due fratelli erano musicisti di pianoforte e batteria. Il salotto di casa mia era dominato dal pianoforte che presto è divenuto il pilastro della mia esistenza. La svolta che ha segnato la mia vita la ricordo in modo nitido sebbene avessi un’età inconsapevole. Era domenica mattina e mio fratello Leonardo, che studiava pianoforte, stava suonando il Chiaro di luna di Debussy. La seconda parte di questo brano ha degli accordi pazzeschi, bellissimi. Queste armonie erano insieme nostalgia e malinconia che però esercitavano in me una tale emozione da spingermi ad alzarmi dal letto e provare a suonare. Ma non era soltanto una prova: dovevo riuscirci, dovevo dar senso alla mia vita e realizzarla attraverso la musica. Avevo cinque o sei anni”.

A partire da quell’occasione Valerio comincia a manifestare ai suoi genitori il bisogno di far musica. Inizia, così, a studiare a Castelvetrano e nel 2001, a soli 9 anni, partecipa al primo concertino. In quel momento divenne per tutti palese l’enorme talento da lui posseduto. Successivamente interrompe per un breve periodo gli studi senza abbandonare la musica suonata esercitando moltissimo l’orecchio grazie all’aiuto del padre. Ad 11 anni scopre l’energia, l’allegria e la muscolatura del ragtime, il genere pianistico che ha dato le radici al jazz, per merito del fratello che (per fortuna!) gliene regalò una collana. A 13 anni suona il piano come musica di sottofondo presso l’albergo di Selinunte in cui lavorava uno dei fratelli e l’estate successiva tiene le prime serate con alcuni musicisti di Castelvetrano.

Per la sua crescita artistica è stata decisiva la conoscenza della Scala Blues: “Già conoscevo le scale maggiori e minori ma questa era più divertente perché con la sinistra facevo gli accordi principali e con la destra andavo su e giù con la Scala blues creando delle melodie nuove e belle. Dedicavo tutto il mio tempo alla sperimentazione di questa scala. È stata una scoperta individuale bellissima che mi ha insegnato che ogni nota ha un’identità rispetto alle altre e crea un ordine gerarchico in grado di dare senso alla concatenazione dei suoni”.

Ogni singola parola usata per la descrizione di questi primi anni di amore tra Valerio e la musica ci svela la personalità forte e decisa di questo giovane prodigio. La musica per lui non è mai stata e mai sarà metro per misurare i migliori o i peggiori, i più o meno bravi. La musica non è bella o brutta, fatta bene o fatta male. È, invece, manifestazione di sincerità o menzogna. È per questo motivo che Valerio è restio a partecipare concorsi, ritenendo poco consona la competitività con l’arte. Le sue convinzioni sulla musica e la decisione con cui si espone in materia impongono una riflessione sulla sua persona e, immediatamente dopo, un sincero apprezzamento. Valerio si schiera, come un combattente, a favore della musica come comunicazione. La musica ha, per lui, un significato esistenziale nel mondo di oggi dominato dalle maschere e dalle apparenze. “È uso comune – rivendica- sfruttare la musica come una merce e vendere se stessi sui social dipendendo dai “mi piace”.  Tutto ciò è alienante. Il jazz, invece, è ciò che scioglie tali apparenze, è l’espressione della verità legata al singolo individuo. Un assolo jazz è pura espressione di sé realizzata attraverso l’improvvisazione che, a sua volta, permette di abbandonare le sovrastrutture”.

Il jazz entra a far parte della vita di Valerio quando, nel 2010, inizia a frequentare l’Open Jazz School a Palermo diretta da Mimmo Cafiero. L’anno successivo non conferma la presenza in questa scuola perché si diploma come Music Performer in pianoforte classico presso la Royal School Of Music. Lo stesso anno termina il liceo scientifico e l’anno successivo si trasferisce per due anni a Bologna iscrivendosi all’Università di Filosofia e successivamente vive un anno a Ferrara per frequentare il Conservatorio e laurearsi nel 2014. A Bologna suona con la Alma Jazz Orchestra diretta dal suo docente di pianoforte Teo Ciavarella. Suonando per due anni con l’orchestra del conservatorio ha avuto l’onore di affiancare i sassofonisti Antonio Marangolo e Maurizio Giammarco. Negli stessi anni conosce l’ancora amico Matteo Balcone con il quale condivide il tetto di una mansarda a Ferrara sempre piena di amici e musicisti.

Nel 2014, per stare vicino alla nonna anziana e a tutta la famiglia, torna in Sicilia convinto che l’importante non sia dove ma come. A Palermo, avendo studiato al triennio jazz, decide di portare a termine il percorso accademico classico e tutt’ora sta studiando al biennio classico.

Tra le molteplici collaborazioni che Valerio inizia a collezionare nel territorio palermitano ricorda due occasioni con l’Orchestra Sinfonica Siciliana, il quintetto di Carla Restivo, Giuseppe Urso, Giuseppe Milici, Igor Ciotta e il quintetto di Giacomo Tantillo. Ripensando ai traguardi raggiunti ricorda il progetto discografico tributo alla Sicilia prodotto con i Trinacria Express (ovvero Carletto Spano, Matteo Balcone Gianfilippo Invincibile) dal titolo Cialomi.

“Riguardo il futuro vorrei registrare presto qualcosa di mio e cercare di poter sempre suonare quello che mi piace della musica classica arricchendolo con le conoscenze jazz e viceversa”

Elena D’Angelo

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