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Per la Giornata della donna Oriana Civile interpreta “Un matrimonio infelice” di Rosa Balistreri

Con la sua sensibilità ed il suo spiccato senso civico Oriana Civile festeggerà in modo speciale la Giornata della donna. Questa sera, infatti, Civile canterà e racconterà l’opera della mai dimenticata Rosa Balisteri “Un matrimonio infelice”, spettacolo dal forte contenuto patemico ispirato al dramma delle violenze domestiche realmente vissute dalla sorella di Rosa, Maria. Civile attende il pubblico palermitano al Teatro Ditirammu a partire dalle ore 21.

In questa giornata tanto importante da un punto di vista morale e civico, Oriana Civile metterà in scena un tema drammatico ed urgente: le violenze e gli omicidi all’interno del nucleo familiare. Con eleganza e semplicità, l’erede della cantatrice del Sud racconterà, attraverso la “voce della Sicilia proletaria” di Rosa Balistreri, la vicenda di Maria, sorella della stessa Rosa, brutalmente uccisa a coltellate dal marito Angelo, uomo violento e dedito al gioco. Come ogni opera di Balistreri, Un matrimonio infelice è una cantata piena di sentimento, di pathos e di dolore per una vicenda tragica che ha segnato un’intera famiglia. Il compito che Civile si prefigge è, in primo luogo, quello di rispettare l’invito di Rosa lasciato a tutti nel suo testamento musicale: “Quann’iu moru cantati li me canti; nun li scurdati, cantatili pi l’antri”. Ma anche, in secondo luogo, quello di denunciare affinché episodi di tale violenza ed efferatezza non abbiano a ripetersi mai più. Per lei, portare in scena questo spettacolo è anche un invito a celebrare questa ricorrenza più che a festeggiarla, ricordando che tra gli scopi di questa giornata non ci sono di certo il consumismo e la glorificazione di finte libertà. Sarà lanciato, dunque, un messaggio forte a tutte le donne che subiscono anche il più piccolo sopruso, puntando l’attenzione su quell’autodeterminazione che sembra impossibile da raggiungere quando si vive “schiavi” di qualcuno, specie di chi si ama profondamente. E aggiunge che “l’indifferenza è colpevole tanto quanto la mano materialmente assassina”.

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