Eccezionale cantante, interprete e siciliana genuina. Oriana Civile si racconta

Oriana Civile canta il fascino e le tradizioni della sua terra e oggi si racconta a Livemusicnews ripercorrendo la sua carriera. Tutto inizia con i concorsi canori e si salda con il piano bar (rigorosamente suonato dal vivo, senza basi musicali) e l’avanspettacolo al cabaret. La sua è una cultura musicale variegata che fonda le proprie radici nel sound di Janis Joplin, Led Zeppelin, Doors, le regine della musica nera, i bluesman, la musica classica di Richard Wagner e Franz Liszt, fino alla musica italiana di Mina, Matia Bazar e Antonella Ruggero.

Oriana Civile viene al mondo e con la musica è subito amore. Il suo strumento musicale sono le sue potenti corde vocali e a tal proposito ci racconta un particolare della sua infanzia: “Mio padre racconta spesso che quando sono nata avevo una schigghia (urlo) così potente che ha detto prontamente: “Diventerà un soprano!”. Ho sempre cantato, tanto che il mio primo ricordo è legato alla mia prima “esibizione in pubblico”. Avrò avuto 4 anni, ero all’asilo ed era il giorno della recita; io facevo la mamma e il mio compagnetto Paolo era mio figlio, emigrato per necessità e di ritorno dall’America. Paolo avrebbe dovuto cantarmi “Mamma son tanto felice perché ritorno da te”, ma a questo punto ci scambiavamo i ruoli: lui si metteva al mio posto, io al suo e cantavo la canzone per poi ritornare a fare la sua mamma. È uno dei miei primi ricordi, ma è vivido ancora oggi nella mia mente e ogni volta che si rinnova sorrido di tenerezza”.

Crescendo Oriana prende parte a diverse band di ogni genere: musica leggera, rock, blues, rhythm and blues, jazz, bossa nova e persino flamenco, fino ad approdare ai Be-Folk, il gruppo di musica demenziale di Ciccio Piras, suo attuale compagno di viaggio in “Canto di una vita qualunque” di cui ad agosto è uscito il disco che ne contiene i brani. Con Piras realizzavano brani inediti e geniali composti da Ciccio stesso.

La svolta della carriera di Oriana avviene nel 2004 frequentando il Laboratorio teorico-pratico di Etnomusicologia dell’Università di Palermo, condotto dal Professore Girolamo Garofalo. Lì si tenevano lezioni in materia di Musica Popolare e specialmente siciliana. “Il Professore Garofalo, al quale sarò grata a vita, mi ha fatto scoprire un mondo che non è solo meraviglioso ed interessantissimo, ma è soprattutto mio e di ogni siciliano, patrimonio e bene comune sconosciuto ai più”. La svolta non convolse solo la sua carriera ma anche le sue inclinazioni musicali. Infatti, il laboratorio fece ricredere Oriana circa i suoi “idoli” che, da allora, divennero gli uomini e le donne del popolo che vivevano e soffrivano, ma lo facevano cantando, così che le fatiche si sentissero meno. “Certo, non è un ascolto facile e spesso ci si “spacca” le orecchie prima di trovare un brano da poter presentare al pubblico, ma io trovo tutto questo molto arricchente e credo sia doveroso da parte mia (e di chiunque voglia riproporre brani di tradizione popolare) ascoltare e studiare gli originali (non solo musicalmente) prima di riproporli in qualunque chiave”.

Da allora Oriana si è assiduamente dedicata allo studio e alla riproposta in varie chiavi della musica di tradizione orale siciliana. Il suo percorso di studio e di ricerca, anche personale, l’ha condotta alla scrittura di uno spettacolo di teatro-canzone da lei molto sentito e basato sul repertorio tradizionale legato al ciclo della vita. Lo spettacolo, apprezzatissimo dal pubblico per la sua travolgente intensità, si intitola Canto di una vita qualunque e racconta l’esistenza del contadino don Ciccino, dalla sua nascita alla sua morte, in una maniera così semplice, come solo un contadino analfabeta può fare, che le emozioni arrivano tutte. “Io reputo questo spettacolo un prodigio e anche per il pubblico è così, a giudicare dai messaggi che mi lascia a fine spettacolo nel “taccuino delle emozioni”; ogni volta che lo leggo mi viene da piangere”.

Oriana collabora con l’Associazione Naturalistica La Stretta di Longi puntando alla valorizzazione di un territorio eccezionalmente bello, vario e interessante come lo sono i Nebrodi. Insieme a Beatrice Damiano, continua a portare nelle scuole, e non solo, Di mafia si muore sempre tre volte, uno spettacolo teatrale scritto e diretto da Marina Romeo, interpretando donne che loro malgrado sono diventate esempio di coraggio per le nuove generazioni come la diciassettenne di Saponara Graziella Campagna, impersonificata da Oriana a cuore aperto e con estrema sensibilità.

Il suo talento le ha dato modo di esibirsi con tantissimi professionisti con i quali ha lavorato e condiviso momenti di crescita e creazione importante. “Mario Incudine (non separato da tutti i suoi musicisti) mi ha dato tanto, non solo a livello artistico e musicale ma anche a livello umano; abbiamo condiviso momenti dei tour in cui ci si divertiva come i pazzi. Ci unisce una grande amicizia e una stima reciproca che ci porteremo sempre dietro. Con lui, tra l’altro, sono stata per la prima volta in sala d’incisione per registrare Abballalaluna; ancora ne sento l’emozione. C’è Ciccio Piras, con cui ho fatto tante cose e tante ancora ne farò; ci sono Pierre Vaiana, Salvatore Bonafede, Carlo Rizzo e Zohra Lajnef del progetto Funduq al-Mughannîn; Francesco Di Fiore e Pippo Gigliorosso, rispettivamente autore della colonna sonora e regista del film Ore diciotto in punto; Gera Bertolone, Giuseppe Giordano e tutti i ragazzi miei colleghi del Laboratorio di Etnomusicologia AGLAIA; Salvo Piparo con cui ho messo in scena la prima rappresentazione di MadrePalermo e per la costruzione dello spettacolo usavamo delle carte enormi che stavano in piedi a fatica mentre noi ci spaccavamo dalle risate; Maurizio Curcio con cui ho realizzato il mio primo album da solista Arie di Sicilia; Nino Milia, musicista e persona eccezionale con cui sto lavorando per concretizzare un bel po’ di idee. Ce ne sono tanti altri e ognuno di loro ha lasciato inevitabilmente un pezzo indelebile di sé dentro di me”.

Otre le belle esperienze Oriana ci confida uno spiacevole episodio che per un po’ di tempo le ha fatto smettere di credere nei suoi sogni. “Ero ad un concorso nazionale; c’erano diverse categorie di gara e concorrenti da tutta Italia. Avevo 19 anni, ero una ragazzina di provincia (meglio ancora, di campagna), studentessa di liceo e con i “sogni ancora in volo”. Tra me e l’organizzazione scoppiò subito la lite quando ci dissero che prima dell’esibizione canora bisognava sfilare in costume da bagno! Mi sono opposta con tutte le mie forze e alla fine ho vinto io: quell’anno hanno sfilato in costume solo le ragazze che gareggiavano per la categoria Moda. E ho vinto anche il concorso, malgrado tutto. Da quel momento non ho più voluto sentir parlare di concorsi e gare, che tra l’altro secondo me, malgrado all’inizio di una carriera possano servire per confrontarsi con se stessi e la professione che si vuole intraprendere, snaturano e deturpano l’essenza stessa dell’Arte; la Musica non può essere competizione. Ho raccontato questo aneddoto per dire a chi ha un sogno che non è necessario realizzarlo scendendo a scomodi compromessi. Si può fare ciò che si ama anche senza “essere famosi” e la propria dignità viene prima della fama e dei soldi che ne conseguono”.

Oriana attualmente è ancora impegnata con Canto di una vita qualunque che le sta dando tantissime soddisfazioni e il 25 novembre porterà questo spettacolo al Teatro dei 3 mestieri di Messina. Inoltre, il 3 dicembre parteciperà al Sicily Folk Fest all’ex Noviziato dei Crociferi di Palermo, ospite di una serata dal titolo Vuci ri Donna. Nel periodo natalizio porterà in scena E nascìu la Luci Eterna, uno spettacolo di canti della tradizione siciliana del Natale, insieme a Nino Milia (chitarrista) e Daniela Giaimo (flautista), con i quali ha anche un progetto dedicato alla musica sud-americana e alle sue grandi interpreti. A breve partirà anche il progetto insieme al grande amico cantautore Marco Corrao in cui lui e Oriana saranno impegnati in un Concerto Doppio con special guest il grande armonicista Giuseppe Milici. “Inoltre, sto mettendo su un’associazione culturale con artisti di diverse estrazioni come scrittori, fotografi, video makers, sceneggiatori, musicisti ma anche giornalisti, avvocati ed economisti. Tutto ciò per far sì che lo sforzo di ognuno sia ripartito fra tanti, in un co-working di mutuo sostengo artistico e professionale”.

Elena D’Angelo

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