Anita Vitale racconta la sua storia dal pianoforte al canto

Intervistando Anita Vitale è subito chiara la sua personalità: una professionista estremamente innamorata della vita che, grazie alla sua voce, ha scelto di intraprendere già da bambina.  I suoi primi punti di riferimento per  il mondo jazz a sono stati  Maria Pia De Vito, Ella Fitsgerald e Rachelle Ferrell ma la voglia di cantare in Anita nasce prima ancora di conoscere le grandi star della musica.

“Mia madre ha ritrovato un quadernino della mia infanzia in cui scrivevo ancora a zampa di gallina. Il ritrovamento mi ha commossa e sbalordita: c’era scritto che il mio gioco preferito era Cicciobello perché con lui potevo fare la seconda voce, senza che si confondesse”. La piccola Anita, infatti, spesso soffriva il problema delle scarse capacità dei suoi compagnetti con cui non poter cantare come desiderava: “quasi mai cantavo la voce principale delle sigle dei cartoni animati. Preferivo intonare la seconda voce e mi innervosivo quando gli altri bambini, tra una strofa e l’altra, saltavano la battuta della musica”.

La sua precisione, la sua propensione artistica e la passione per il canto in poco tempo sbocciarono come un prezioso fiore. A tre anni cantava “Heidi” in uno spettacolino di Carnevale, incuriosendo moltissimo  l’insegnante che suonava il pianoforte della band: “è stata lei a dire a mia madre che dovevo studiare assolutamente musica”.

In seguito, compiuti otto anni, inizia a dedicarsi al pianoforte. “Lo studio del piano è una disciplina molto seria alla quale mi sono approcciata accompagnata dal sottofondo delle cassette comprate all’autogrill da mio padre e da lui custodite gelosamente. Per fortuna erano dischi di Barbra Streisand, Luis Amstrong e Stevie Wonder”.

La svolta della sua vita arriva intorno agli undici anni. In genere questa è ancora per molti l’età della fanciullezza e dell’incoscienza ma non per Anita che, conosciuta Whitney Houston, capì che non sarebbe più riuscita a fare a meno del canto.

Inizia il percorso in Conservatorio e intorno ai diciannove anni inizia a studiare jazz. La scelta iniziale fu quella di stabilirsi a Palermo per studiare pianoforte jazz con Mauro Schiavone ma si trattò di una breve parentesi. “Lo studio del piano è durato fino a quando, circa vent’anni fa, sentendo una voce meravigliosa, ebbi la spinta di aprire la porta dalla quale questa voce proveniva e trovai Maria Pia De Vito, insegnante del Brass. Ero certa: volevo studiare canto e volevo studiare con lei. Il pianoforte sarebbe rimasto uno strumento fondamentale per me, sebbene secondario”.

Anita studia con la Maestra De Vito per tre anni e in quel periodo cominciano i suoi primi concerti con i suoi insegnanti. Furono le origini di quello che sarebbe stato un percorso che si sarebbe evoluto naturalmente collezionando successi e soddisfazioni.

Nel 2000 vince la borsa di studio per studiare al Berklee College of Music di Boston. Scuola tanto prestigiosa quanto cara, al punto da non essere sufficiente la borsa di studio per poter frequentare i loro corsi che Anita non riuscì a seguire.

Senza alcuna demoralizzazione si trasferisce per sei mesi a Londra per imparare l’inglese mantenendosi soprattutto come babysitter, coltivando, parallelamente, il sogno di volare fino alla Grande Mela. Sogno realizzatosi quando vince un’altra borsa di studio per il New York City Collage. “Lo ricordo come un periodo pieno di vicende folli che si vedono solo nei film. Erano appena crollate le Torri Gemelle quindi la situazione in America era davvero difficile e tutto girava attorno ai soldi. Ho fatto molta fatica per vivere lì, trascorrevo giornate intere all’ufficio immigrazione nella speranza di ottenere il visto. Distribuivo volantini e, per non rinunciare alla musica, partecipavo a numerose jam session di notte”.

Fortunatamente in quel periodo viene a conoscenza della presenza di ottime scuole in Olanda e prende la decisione, nel 2004, di studiare presso il Conservatorio Jazz di Groningen. Qui studia un anno e vince il premio come migliore studente. Segue le lezioni di alcuni musicisti di fama mondiale come: Ralph Peterson, Conrad Herwig, Brian Linch, David Berkman, Dina De Rose, Ron Jackson, Don Braden. Significativa anche la collaborazione con il gruppo Beati Paoli, formazione che nel 2005 la rese partecipe in bellissimi progetti. Si esibirono, infatti, con Lucio Dalla e Claudio Baglioni.

È in terra olandese, precisamente ad Amsterdam, che Anita vive l’indimenticabile esperienza di tenere un Workshop con Bobby Mc Ferrin. Insieme si sono esibiti e hanno girato un video che nel 2013 ha vinto la competizione mondiale Made in New York Jazz Competition. I tre giudici Lenny White, Joe Lovano e Randy Brecker l’hanno decretata vincitrice definendola “l’anima eccitante che cerchiamo nel jazz internazionale”.

Anita ha mantenuto ottimi rapporti con questa organizzazione e lo scorso giugno ha collaborato con essa in occasione del Made In New York Montenegro 2016. Negli anni ha continuato la sua attività concertistica nei jazz club italiani ed internazionali esibendosi in Germania, Danimarca, Africa, Argentina, Polonia.

Attualmente è impegnata con diversi gruppi, più spesso come pianista cantante: la cover band Le Divas e Le Tinte Unite (due quartetti femminili).

“Con le Divas eravamo amiche storiche prima che nascesse il gruppo. Abbiamo canticchiato ad una festa e un amico straniero ci ha detto: “siete le Divas!”. Da lì siamo nate. Tuttora lavoriamo e siamo sempre amiche, con loro mi diverto molto”.

Da molti anni collabora con Mario Incudine condividendo spettacoli teatrali e progetti con musica etnica da tutto il mondo. Ha collaborato con il clarinettista Nicola Giammarinaro, Ruggiero Mascellino,Mario Schiavone, il maestro Gaetano Randazzo con cui ha curato un progetto con l’Orchestra Sinfonica, l’inimitabile Giuseppe Milici e spesso è in duo con Seby Burgio, da lei riconosciuto uno dei migliori pianisti jazz viventi in Italia e per questo motivo estremamente conteso.

È stata direttrice del Blu Blu Festival grazie al quale Anita ha portato Brasile, jazz e musica popolare siciliana a Brolo. Sono stati quattro giorni di fine luglio 2016 ricchi di musica e grandi artisti tra i quali ricorda Alfredo Paixao con cui ha successivamente fatto un concerto a Roma all’Alexanderplatz Jazz Club.

Elena D’Angelo

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